Scielo RSS <![CDATA[Annali dell'Istituto Superiore di Sanità]]> http://www.scielosp.org/rss.php?pid=0021-257120100003&lang=en vol. 46 num. 3 lang. en <![CDATA[SciELO Logo]]> http://www.scielosp.org/img/en/fbpelogp.gif http://www.scielosp.org <![CDATA[<b>Preface</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300001&lng=en&nrm=iso&tlng=en <![CDATA[<b>From past to better public health programme planning for possible future global threats</b>: <b>case studies applied to infection control</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300002&lng=en&nrm=iso&tlng=en The impact of weather change and global pollution on the development and/or the transformation of microorganisms is no longer to be demonstrated. In this respect, heavy trends can be taken into account. This general context needs the development of anticipation procedures and the knowledge of the perception of prevention by the public for short, medium and long term actions. After a short discussion on the concept of emerging issues, the authors present some past examples of public health programs. These examples (malaria, dengue, chikungunya and cholera) are used to propose optimized ways of decision/action that may help to avoid possible crisis in a rapidly changing world. Then, the different lessons learnt are, under certain limits, associated with a forecasting analysis.<hr/>L'impatto del cambio climatico e dell'inquinamento globale sullo sviluppo e/o la trasformazione dei microorganismi non richiede ulteriore dimostrazione. Al riguardo, andamenti tendenziali evidenti possono essere presi in considerazione. Questo contesto generale richiede che siano sviluppate procedure di anticipazione e la conoscenza della percezione da parte del pubblico delle azioni di prevenzione a breve, medio e lunghe termine. Dopo una breve discussione sul concetto di problemi emergenti, gli autori presentano degli esempi passati di programmi di salute pubblica. Questi esempi (malaria, dengue, chikungunya, cholera) sono usati per proporre modi ottimizzati di decisione/azione intesi a prevenire possibili crisi in un mondo che si modifica velocemente. Poi, le diverse lezioni apprese sono, entro certi limiti, associate con un'analisi di previsione. <![CDATA[<b>A case study of sanitary survey on community drinking water supplies after a severe (post-Tsunami) flooding event</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300003&lng=en&nrm=iso&tlng=en This report presents a case study of a comprehensive sanitary survey on ca. 160 community drinking water supplies after a severe (post-Tsunami) flooding event in Sri Lanka. Sanitary inspection and microbiological and chemical water quality analyses were performed according to specifically-designed procedures established on the World Health Organization (WHO) guidelines. Significant hazards and critical points were identified in almost all the investigated water supplies. The overall results showed a significant level of microbiological and chemical risk associated with drinking water consumption within the investigated areas. The criteria and methods practised in this study are proposed as a model to assure an effective and reliable monitoring in post-emergencies involving possible deterioration of water quality and to identify health priorities related to water consumption.<hr/>Viene riportato un caso studio relativo alla sorveglianza sanitaria di circa 160 fonti di approvvigionamento di acqua potabile dopo il maremoto che ha interessato lo Sri Lanka. In accordo con una specifica procedura elaborata sulla base delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono state effettuate ispezioni sanitarie e analisi sulla qualità microbiologica e chimica dell'acqua. In quasi tutti gli approvvigionamenti idrici controllati sono stati identificati pericoli significativi e punti critici. I risultati mostrano un significativo livello di rischio microbiologico e chimico associato all'uso di acqua potabile nelle aree investigate. I criteri e i metodi utilizzati in questo studio sono proposti come modello per ottenere un pratico ed efficace monitoraggio in condizioni di post-emergenza che possono portare al deterioramento della qualità delle acque ed identificare priorità sanitarie correlate al consumo di acqua potabile. <![CDATA[<b>Evaluation of the temporal variation of air quality in Rome, Italy from 1999 to 2008</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300004&lng=en&nrm=iso&tlng=en The main objective of this study was to asses the temporal variation (1999 trough 2008) of air quality in Rome, focusing on airborn concentration of selected pollutants (PM10 and PM2.5 mass concentration and particle number concentration, PNC, carbon monoxide, CO, nitrogen oxides, NO and NO2) used for health effects assessment in epidemiological analyses. Time series analysis using Seasonal Kendall test has been applied. A statistically significant decreasing trend was found for primary gaseous pollutants and total particle number concentrations. Moreover a decreasing trend was assessed for PM10, PM2.5 and NO2 measured at traffic oriented sites even if the estimated reduction was lower compared with NO, CO and PNC. The urban background PM10 and NO2 concentrations seem to be practically unchanged since 1999 as no statistically significant trends were found. All the pollutants show higher slope of the estimated trend line at traffic oriented sites compared with those observed at the urban background. Thus a reduction of the intra-city concentration variability throughout the years occurred.<hr/>Il principale obiettivo di questo lavoro è stato quello di valutare la variazione nel tempo (dal 1999 al 2008) della qualità dell'aria a Roma, con particolare riferimento alle concentrazioni di alcuni inquinanti aerodispersi (concentrazione di massa del PM10 e del PM2.5, concentrazione numerica delle particelle, PNC, monossido di carbonio, CO, ossidi di azoto, NO e NO2) usate negli studi epidemiologici per valutare gli effetti sulla salute correlati all'esposizione. La stima dei trend è stata eseguita usando il test non parametrico di Kendall corretto per la stagionalità. È stato individuato un trend statisticamente significativo di riduzione delle concentrazioni degli inquinanti gassosi primari (NO, CO) e del numero di particelle (PNC). Un trend statisticamente significativo di riduzione è stato individuato anche per PM10, PM2.5 e NO2 limitatamente ai siti di monitoraggio orientati al traffico, sebbene meno rilevante rispetto a quanto osservato per NO, CO e PNC. I livelli di concentrazione di PM10 e NO2 nel sito di fondo urbano sembrano invece rimanere praticamente invariati dal 1999 e non è possibile individuare alcun trend statisticamente significativo. Poiché per tutti gli inquinanti è stata evidenziata una pendenza maggiore della linea di tendenza stimata nelle stazioni di traffico rispetto a quella di fondo, è possibile concludere che nel corso degli anni si è verificata una riduzione della variabilità spaziale dell'esposizione all'interno della città. <![CDATA[<b>Non-tuberculous mycobacteria and microbial populations in drinking water distribution systems</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300005&lng=en&nrm=iso&tlng=en Data on the occurrence of non-tuberculous mycobacteria (NTM), in parallel with those obtained for bacterial indicators and amoebae, are presented with the aim to collect information on the spread of NTM in drinking water distribution systems in Italy. Samples were collected from taps of hospitals and households in Central and Southern Italy. The concentration values obtained for the more traditional microbial parameters complied with the mandatory requirements for drinking water. Conversely, moderate-to-high microbial loads (till 300 CFU/L) were observed for the NTM. Positive samples were obtained from 62% of the investigated water samples. Analogous results were observed for amoebae showing a higher percentage of positive samples (76%). In terms of public health, the presence of mycobacteria in water distribution systems may represent a potential risk especially for vulnerable people such as children, the elderly or immunocompromised individuals.<hr/>Per la prima volta in Italia, acqua potabile distribuita in rete è stata analizzata per verificare l'eventuale presenza di micobatteri non tubercolari (NTM). I microrganismi sono stati ricercati in acque di rubinetto prelevate da ospedali e da abitazioni del Centro e del Sud Italia; parallelamente, oltre ai tradizionali indicatori microbici di contaminazione e di qualità dell'acqua, i campioni sono stati esaminati per la presenza di amebe. Con specifico riferimento agli indicatori, quali parametri di monitoraggio delle acque, le analisi hanno evidenziato la rispondenza ai requisiti di qualità stabiliti per le acque potabili. Diversamente, per i micobatteri sono state rilevate densità variabili, anche piuttosto elevate (fino a 300 UFC/L), con una percentuale di positività del 62% nei campioni di acqua esaminati; valori di positività più elevati (76%) sono risultati per le amebe. In termini di salute pubblica, la presenza di NTM nelle reti di distribuzione idrica può costituire una condizione di rischio, soprattutto per le fasce di popolazione più suscettibili (immunodepressi, bambini e anziani). <![CDATA[<b>Italian network for human biomonitoring of metals</b>: <b>preliminary results from two regions</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300006&lng=en&nrm=iso&tlng=en The Italian program for human biomonitoring (HBM) of chemical elements, PROgram for Biomonitoring of the Exposure (PROBE), started in 2008 with the aim to provide the knowledge about risk assessment of the Italian population following the environmental exposure to metals. The project is implemented through a HBM campaign for the production of data on 19 metals in the blood and serum of subjects living in different Italian Regions. The metals studied are: antimony, beryllium, cadmium, chromium, cobalt, iridium, lead, manganese, mercury, molybdenum, nickel, palladium, platinum, rhodium, thallium, tin, tungsten, uranium and vanadium. The first phase of the project has included the development and validation of laboratory protocols for the collection of fluids and quantification of metals. The second phase provides the HBM data expressed as the reference values (RVs) for the Italian population, i.e., as the level of metals in the general population not occupationally exposed. In this paper, the experimental protocols used for the maintenance of high standards of analysis and the RVs for metals in serum of inhabitants of two Italian Regions (Calabria and Umbria) are described.<hr/>Il programma italiano per il biomonitoraggio umano degli elementi chimici, PROgramma per il Biomonitoraggio dell'Esposizione (PROBE), è stato avviato nel 2008 con l'obiettivo di fornire le conoscenze necessarie per la stima del rischio della popolazione italiana in seguito all'esposizione ambientale a metalli. Il progetto è realizzato attraverso una campagna di biomonitoraggio per ottenere dati su 19 metalli nel sangue e nel siero di soggetti distribuiti in varie regioni italiane. I metalli studiati sono: antimonio, berillio, cadmio, cobalto, cromo, iridio, manganese, mercurio, molibdeno, nichel, palladio, piombo, platino, rodio, stagno, tallio, tungsteno, uranio e vanadio. La prima fase del progetto ha previsto lo sviluppo e la validazione di protocolli di laboratorio per la raccolta dei fluidi e la quantificazione dei metalli. Nella seconda fase si forniscono i dati di biomonitoraggio, espressi come i valori di riferimento (VR) per la popolazione italiana, ovvero come i livelli dei metalli nella popolazione generale non professionalmente esposta. In questo lavoro si presentano i protocolli sperimentali utilizzati per il mantenimento di elevati standard analitici e i VR per i metalli nel siero di residenti in due regioni italiane (Calabria e Umbria). <![CDATA[<b>Quantitative real-time PCR of enteric viruses in influent and effluent samples from wastewater treatment plants in Italy</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300007&lng=en&nrm=iso&tlng=en The prevalence of enteric viruses in wastewater, the efficacy of wastewater treatments in eliminating such viruses, and potential health risks from their release into the environment or by recycling of treated wastewaters, are very important issues in environmental microbiology. In this study we performed a quantitative TaqMan real-time PCR (polymerase chain reaction) analysis of enteric viruses on samples of influents and effluents from 5 wastewater treatment plants in and around Rome. Three epidemiologically important, waterborne enteric viruses were analyzed: adenoviruses, enteroviruses and noroviruses (GI and GII) and compared to classical bacterial indicators of fecal contamination. The concentration of adenoviruses was the highest, in both raw and treated waters. Mean values in influents were ranked as follows: adenovirus > norovirus GI > norovirus GII > enterovirus. In effluents, the ranking was: adenovirus > norovirus GI > enterovirus > norovirus GII. Removal efficiencies ranged from 35% (enterovirus) to 78% (norovirus GI), while removal efficiency for bacterial indicators was up to 99%. Since molecular quantification does not necessarily indicate an actual threat to human health, we proceeded to evaluate the infectivity of enterovirus particles in treated effluents through integrated cell culture and real-time PCR. Infectivity assays detected live virions in treated water, pointing to potential public health risks through the release of these viruses into the environment. A better understanding of viral presence and resistance to sewage purification processes have the potential of contributing to the effective management of risks linked to the recycling of treated wastewater, and its discharge into the environment.<hr/>La prevalenza dei virus enterici nei liquami urbani, la loro rimozione durante i trattamenti di depurazione delle acque reflue, e rischi potenziali per la salute legati alla contaminazione degli ambienti idrici o al riutilizzo delle acque depurate, sono argomenti di grande interesse in microbiologia ambientale. In questo studio abbiamo stimato la concentrazione di virus enterici, in campioni di reflui grezzi e depurati di 5 impianti di trattamento di reflui urbani localizzati in Roma e dintorni, utilizzando metodologie quantitative molecolari (TaqMan real-time PCR). Sono stati analizzati tre gruppi di virus enterici responsabili di epidemie di origine idrica (adenovirus, enterovirus e norovirus GI/GII), parallelamente ai classici indicatori batterici di contaminazione fecale. Le concentrazioni virali più elevate sono state rilevate per gli adenovirus, sia nei reflui non depurati sia in quelli trattati. Nei reflui grezzi sono state osservate le seguenti concentrazioni medie: adenovirus > norovirus GI > norovirus GII > enterovirus; negli effluenti depurati: adenovirus > norovirus GI > enterovirus > norovirus GII. L'efficienza di rimozione virale variava dal 35% (enterovirus) al 78% (norovirus GI), mentre per gli indicatori batterici raggiungeva il 99%. Poiché i metodi molecolari non forniscono indicazioni circa l'infettività dei virus rilevati, si è proceduto a valutare la capacità di replicazione delle particelle virali (limitatamente agli enterovirus) nei liquami depurati utilizzando un sistema integrato colture cellulari/real-time PCR. L'analisi ha rilevato particelle virali infettive, indicando potenziali rischi per la salute pubblica legati alla contaminazione dei corpi idrici recettori. Una migliore comprensione della resistenza dei virus ai processi di depurazione è importante per la gestione dei rischi legati al riutilizzo delle acque reflue trattate, o alla loro immissione nell'ambiente. <![CDATA[<b>Environmental surveillance of <i>Legionella pneumophila</i> in two Italian hospitals</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300008&lng=en&nrm=iso&tlng=en The aim of this study was to identify the most effective disinfection protocol to reduce the presence of Legionella pneumophila in the water system of two Italian hospitals. From 2004 to 2009, 271 samplings of hot water were carried out in 11 hospital units to detect the presence of L. pneumophila. Additionally, water samples collected from one boiler outlet and the hot water recirculation were tested. From 2004 to 2009, L. pneumophila was present in 37% of the samples. Of these, 68.3% and 18.8% were positive for serogroups 2-14 and 1, respectively. Furthermore, 12.9% of the samples were positive for both serogroups. Finally, a maximal count of 10(4) CFU/L was measured in the most distal sites. To reduce L. pneumophila colonization, a two-year long hyperchlorination (2004-2006) was carried out. Moreover, from June 2005 until now, continuous maintenance of boilers and tanks, substitution of the shower heads and increase of the boiler outlet temperature to 60 ºC were performed. All these treatments led to a marked reduction of L. pneumophila colonization in the short but not in the medium-long term. Only the use of chlorine dioxide led, after four years, to a reduction of the loads of L. pneumophila to values below 100 CFU/L. However, in the distal sites a persistent degree of colonization (maximum value 700 CFU/L, average 600 CFU/L) was observed probably due to the presence of L. pneumophila in the stagnant water in dead legs. In conclusion, data show that long-term chlorination of hot water sources together with carefully aimed maintenance of water pipes can lead to an effective reduction of L. pneumophila concentration in hospital water systems.<hr/>In questo studio si è cercato di identificare il protocollo di disinfezione più efficace per il contenimento della presenza di Legionella pneumophila nel sistema idrico di due ospedali italiani. Dal 2004 al 2009 abbiamo eseguito 271 campionamenti d'acqua calda da 11 reparti per verificare la presenza di L. pneumophila. Inoltre abbiamo controllato l'acqua in mandata della caldaia e quella proveniente dal ricircolo. Il 37% dei campioni è risultato positivo a L. pneumophila (18.8% sierogruppo 1, 68.3% sierogruppi 2-14, 12.9% entrambi), con valori anche di 10(4) UFC/L nei punti più distali. Al fine di contenere la carica di Legionella sono stati fatti diversi interventi, quali iperclorazione shock (20042006), pulizia e manutenzione di caldaie e serbatoi (in continuo), sostituzione delle bocchette delle docce, aumento della temperatura a 60 ºC in mandata (da giugno 2005). Tutti questi interventi hanno dato buon esito a breve ma non nel medio-lungo termine. Solo l'utilizzo del biossido di cloro ha portato, a distanza di quattro anni, a un contenimento delle cariche a valori inferiori a 100 UFC/L, seppure sia necessario evidenziare ancora una colonizzazione (valore massimo 700 UFC/L, average 600 UFC/L) nei reparti più distali, probabilmente a causa della presenza di acqua stagnante nei rami morti del circuito idrico. <![CDATA[<b>Possible involvement of overexposure to environmental selenium in the etiology of amyotrophic lateral sclerosis</b>: <b>a short review</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300009&lng=en&nrm=iso&tlng=en Excess exposure to the metalloid selenium (Se), a trace element with both toxicological and nutritional properties, has been implicated in the etiology of a human motor neuron disease of unknown origin and extremely severe prognosis, sporadic amyotrophic lateral sclerosis (ALS). This relation has been suggested on the basis of two epidemiologic investigations which found an increased risk of ALS associated with residence in a seleniferous area or with consumption of drinking water with unusually high levels of inorganic hexavalent Se, in South Dakota and in northern Italy respectively. Biological plausibility to a Se-ALS relation is provided by veterinary medicine observations and toxicological studies, showing that Se, particularly the inorganic forms, has a selective toxicity to motor neurons in swine and in cattle. Neurotoxic effects of Se species have also been demonstrated in laboratory studies and, for the inorganic forms, even at very low concentrations. Selenium has also been shown to affect muscle function in experimental animal models. Overall, these findings from the epidemiologic and the toxicological literature indicate that environmental Se, particularly in its inorganic forms and at unexpectedly low levels of exposure, might be a risk factor for ALS, suggesting the opportunity to further investigate this issue.<hr/>L'esposizione a quantità eccessive di selenio (Se), un elemento in traccia con importanti proprietà sia nutrizionali che tossicologiche, potrebbe facilitare l'insorgenza di una grave patologia del motoneurone, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Questa relazione è stata infatti suggerita da due studi epidemiologici condotti rispettivamente in un'area selenifera del Sud Dakota e in una comunità dell'Italia settentrionale, nel cui territorio una piccola parte della popolazione ha consumato inavvertitamente acqua potabile contenente concentrazioni insolitamente elevate di Se inorganico esavalente (selenato). La plausibilità biologica di una possibile associazione tra Se e SLA si basa inoltre su osservazioni di medicina veterinaria, che hanno evidenziato la specifica tossicità sui neuroni motori di questo metalloide nelle specie suina e bovina, nonché su numerosi studi di laboratorio che hanno evidenziato le proprietà neurotossiche dell'elemento. Questi effetti tossici sono generalmente assai più marcati nel caso di esposizione alle forme inorganiche del Se rispetto a quelle organiche. Nel complesso, i risultati degli studi epidemiologici e tossicologici suggeriscono come il Se ambientale, in modo particolare nelle sue forme inorganiche e solubili, potrebbe rappresentare un fattore di rischio per la SLA, suggerendo l'importanza di ulteriori indagini nei confronti di questa problematica. <![CDATA[<b>Exposure to pesticides and risk of amyotrophic lateral sclerosis</b>: <b>a population-based case-control study</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300010&lng=en&nrm=iso&tlng=en A few epidemiologic studies have suggested an association of agricultural work and pesticides exposure with a severe degenerative disease of the motor neurons, amyotrophic lateral sclerosis (ALS), though conflicting results have also been provided. We investigated through a populationbased case-control study the possible relation between overall occupational exposure to pesticides and ALS risk in the northern Italy municipality of Reggio Emilia. By administering a questionnaire, we investigated occupational history and leisure-time habits of the 41 ALS patients diagnosed in the 1995-2006 period, and of 82 age- and sex-matched randomly sampled population controls. More cases than controls were found to have been exposed to pesticides for at least six months (31.7% vs 13.4%, respectively), in all cases within the occupational environment. In a conditional logistic regression model, we found an excess ALS risk associated with exposure to pesticides, with a relative risk of 3.6 (95% confidence interval 1.2-10.5). Such association persisted after inclusion in the statistical analysis of potential confounders. Despite the limited statistical stability of the risk estimates, these results appear to indicate that occupational exposure to pesticides is a risk factor for ALS, suggesting the need to further investigate this issue.<hr/>Da studi epidemiologici recenti è emersa, sebbene con risultati talvolta contrastanti, una possibile correlazione tra l'esposizione complessiva a pesticidi in ambito occupazionale e il rischio di sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Abbiamo studiato questa ipotesi attraverso uno studio caso-controllo nella popolazione del Comune di Reggio Emilia. Abbiamo identificato i 41 nuovi casi di SLA diagnosticati nel periodo 1995-2006 e selezionato nella popolazione generale 82 controlli, appaiati per sesso e età ai pazienti. I soggetti inclusi nell'indagine (o uno stretto familiare quando non altrimenti possibile) hanno compilato un questionario sull'attività professionale e su alcuni fattori dello stile di vita. I pazienti sono risultati caratterizzati da una maggiore esposizione a pesticidi in ambito professionale rispetto ai controlli (rispettivamente 31,7% e 13,4%). Il rischio relativo di SLA associato all'esposizione a pesticidi è risultato pari a 3,6 (intervallo di confidenza al 95% 1,2-10,5), permanendo dopo aggiustamento per alcuni possibili fattori confondenti. Questi risultati suggeriscono nel complesso, nonostante la limitata stabilità statistica delle stime di rischio, una correlazione tra SLA ed esposizione professionale a pesticidi. <![CDATA[<b>Airborne microorganisms associated with waste management and recovery</b>: <b>biomonitoring methodologies</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300011&lng=en&nrm=iso&tlng=en This paper presents preliminary results from a year-long indoor bioaerosol monitoring performed in three working environments of a municipal composting facility treating green and organic waste. Composting, whereby organic matter is stabilized through aerobic decomposition, requires aeration, causing the dispersion of microbial particles (microorganisms and associated toxins). Waste can, therefore, become a potential source of biological hazard. Bioaerosol samples were collected on a monthly basis. Through a comparison of results obtained using two samplers - the Surface Air System DUO SAS 360 and the BioSampler - the study aimed at assessing the presence of biological pollutants, and at contributing to the definition of standard sampling methods for bioaerosols leading, eventually, to the establishment of exposure limits for these occupational pollutants.<hr/>Questo lavoro presenta i risultati di un anno di monitoraggio del bioaerosol indoor campionato in tre differenti ambienti di un impianto di compostaggio trattante matrici organiche vegetali. Il compostaggio è un processo aerobico di stabilizzazione della sostanza organica e l'aereazione provoca la dispersione delle particelle microbiche. Ciò costituisce una sorgente di esposizione biologica dovuta al rilascio di microrganismi e prodotti nocivi del metabolismo o delle strutture cellulari dispersi nell'aria durante i processi di lavorazione. I campioni di bioaerosol sono stati prelevati mensilmente utilizzando due differenti campionatori: il Surface Air System (DUO SAS 360) e il BioSampler per confrontare le rispettive capacità di recupero di microrganismi vitali e di endotossine aerodisperse e definire la migliore metodologia di campionamento degli inquinanti di origine biologica per fornire limiti di esposizione. <![CDATA[<b>The impact measure of solid waste management on health</b>: <b>the hazard index</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300012&lng=en&nrm=iso&tlng=en The risk associated with waste exposure depends on the level of emissions arising from waste disposal and from the effects of these emissions on human health (dose-reponse). In 2007 an epidemiological study was conducted in two Italian provinces of the Campania Region, namely Naples and Caserta, with the aim of assessing the health effects deriving from exposure to waste. In these studies, the important aspect is the population exposure assessment, in relation to the different types of waste disposal. The Regional Agency for Environmental Protection (ARPA Campania) has identified and characterized the various authorized/unauthorized dumping sites in the provinces of Naples and Caserta. Most of the waste disposals used are illegal and invisible (sunken or buried); thus, the toxic substances therein contained are unknown and difficult to identify. In order to locate the possible areas exposed to a higher waste-related health risk, a synthetical "hazard index" (at the municipality level) was designed. By means of GIS, the number of waste impact areas was identified for each of the 196 municipalities in the two provinces; then, Census data (ISTAT 2001) was used to estimate the proportion of the population living in the impact areas. The synthetical hazard index at municipality level accounts for three elements: a) the intrinsic characterization of the waste disposal, determining the way in which the pollutant is released; b) the impact area of the dumping site (within 1 km radius), same areas are influenced by more than one site; c) the density of the population living in the "impact area" surrounding the waste disposal site.<hr/>Il rischio correlato all'esposizione a rifiuti dipende dal livello di emissioni, provenienti dai siti di smaltimento e dagli effetti di tali emissioni sulla salute umana (dose-risposta). Nel 2007 è stato realizzato uno studio epidemiologico di mortalità nelle due province di Napoli e Caserta (Regione Campania) con lo scopo di valutare gli effetti sanitari, derivanti dall'esposizione a rifiuti. In questo tipo di studio, un aspetto importante è la stima dell'esposizione della popolazione in relazione alle diverse tipologie di siti di smaltimento presenti sul territorio, è stato pertanto elaborato un "indice di pericolo"sintetico (a livello comunale) allo scopo di localizzare nei 196 comuni delle province di Napoli e Caserta le possibili aree esposte a rischio sanitario da rifiuti. Nel caso specifico, i siti di smaltimento censiti dall'ARPA Campania, sia di tipo autorizzato, sia illegale, di diverse dimensione e contenenti composizioni di rifiuti di varia natura sono stati classificati in base alla loro potenziale pericolosità. Per mezzo del GIS, per ciascuno dei 196 comuni è stato individuato il numero di aree di impatto attribuibili ai siti presenti e, usando i dati del Censimento ISTAT (2001), è stata stimata la percentuale di popolazione residente nelle aree di impatto. "L'indice di pericolo" a livello comunale è stato determinato sulla base di tre elementi: le caratteristiche intrinseche del sito di smaltimento; l'area di impatto del sito di smaltimento (entro 1 km di raggio); la densità della popolazione residente in ciascuna area di impatto. <![CDATA[<b>Management of health-care waste in Izmir, Turkey</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300013&lng=en&nrm=iso&tlng=en The aim of this study was to evaluate health-care waste in the 18 districts of metropolitan municipality of the third biggest city in Turkey. This cross-sectional study was carried out with 825 health institutions established in the 18 districts of Izmir metropolitan municipality, in 2007. The total amount of health-care waste collected was 4841 tons and 621 kilograms per patient's bed in 2007. Most of the medical wastes were collected from Konak, Karsiyaka and Bornova districts and were 2308, 272 and 1020 tons, respectively. Regarding to overpopulation, the number of health institutions in these districts are more than the number of health institutions in the other administrative districts. There was a statistically significant, positive correlation between the amount of health-care waste collected and population of the 18 districts (r = 0.79, p < 0.001), and number of beds/patients (r = 0.83, p < 0.001). To provide a safe health-care waste management metropolitan municipality must provide hazardous waste separation in health institutions, establish sterilization units for infectious waste, and provide the last storage of medical waste in completely different, safe and special areas apart from the municipal waste storage areas.<hr/>Il presente studio prende in considerazione il problema dei rifiuti sanitari in 18 distretti dell'area metropolitana della terza più grande città in Turchia. Questo studio, effettuato nel 2007, è rappresentativo di 825 istituzioni sanitarie in 18 distretti dell'area municipale di Izmir. La quantità di rifiuti sanitari raccolti nel 2007 è stata di 4841 tonnellate e 621 chilogrammi per letto d'ospedale. Molti dei rifiuti sanitari sono stati raccolti nei distretti di Konak, Karsiyaka e Bonova, rispettivamente 3308, 272 e 1020 tonnellate. Il numero delle istituzioni sanitarie nei suddetti distretti rappresenta la maggioranza delle istituzioni sanitarie di tutta l'area metropolitana di Izmir. È risultata una positiva correlazione, statisticamente significativa, tra la quantità di rifiuti sanitari raccolti e la densità della popolazione dei 18 distretti (r = 0.79, p < 0.001), e il numero di letti d'ospedale (r = 0.79, p < 0.001). Per ottenere una gestione in sicurezza dei rifiuti sanitari è necessario che la municipalità di Izmir provveda alla separazione dei rifiuti pericolosi nelle stesse istituzioni sanitarie, introducendo reparti di sterilizzazione per i rifiuti potenzialmente infetti e collocando i depositi per i rifiuti ospedalieri in aree separate da quelle per i rifiuti urbani. <![CDATA[<b>Agricultural soils potentially contaminated</b>: <b>risk assessment procedure case studies</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300014&lng=en&nrm=iso&tlng=en At the moment, the health-environmental risk analysis is used to decision-making targets in the contaminated sites management; this procedure allows to assess the quantitative health risk related to the pollutants presence in environmental compartments, as soil and waters. As regards potentially contaminated agricultural soils, the ingestion of food from vegetable and/or animal source, produced inside the contaminated area, is the most suitable way to assess the health risk. As an official procedure to this assessment is not available, the National Institute for Health (Istituto Superiore di Sanità, ISS) has worked out an operating procedure, organized into several phases, depending on the available specific-site know-how. In this document, agricultural soils potentially contaminated in two sites have been studied; the sites are the following: Brescia Caffaro and Torviscosa.<hr/>Attualmente, l'analisi di rischio sanitario-ambientale è lo strumento utilizzato, per fini decisionali, nella gestione dei siti contaminati; essa permette di valutare quantitativamente i rischi per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nei diversi comparti ambientali, quali suolo e acque. Per i suoli agricoli potenzialmente contaminati, si ritiene che il mezzo più idoneo per la valutazione del rischio sanitario sia la stima dei consumi di alimenti, di origine vegetale e/o animale, prodotti all'interno dell'area contaminata. Non esistendo, al momento, una procedura ufficiale di valutazione, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha messo a punto un protocollo operativo, strutturato in diverse fasi, secondo le informazioni sito-specifiche disponibili. In questo articolo, sono stati studiati suoli agricoli potenzialmente contaminati situati in due diverse aree: Brescia Caffaro e Torviscosa. <![CDATA[<b>Pesticides and their metabolites in selected Italian groundwater and surface water used for drinking</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300015&lng=en&nrm=iso&tlng=en The control of groundwater and surface water quality in relation to the presence of pesticides and their metabolites is a rather complicated task. National and local authorities with the responsibility to guarantee an adequate quality of water cannot rely on international guidelines for monitoring activities. In a national project, forty-three pesticides and pesticide metabolites were selected on the basis of sale, monitoring and physical-chemical data, and investigated from some of the main Italian agricultural areas, susceptible to pesticide contamination. Twelve compounds were found in the tested water samples at levels exceeding the 0.1 µg/L European Union (EU) limit for drinking water (European Directive 98/83/EC). Maximum levels up to 0.62 were determined. Several water samples were characterized by the simultaneous occurrence of pesticides and their metabolites (up to ten). In some samples, the total concentration of pesticides and their metabolites was higher than the EU limit of 0.5 µg/L. Total triazine concentrations up to 1.02 µg/L were found. In all the cases the highest concentrations were well below the respective guideline values defined by the World Health Organization (WHO) for drinking water quality.<hr/>Il controllo della qualità delle acque in relazione alla presenza di pesticidi e loro metaboliti è un argomento piuttosto complicato. Le autorità nazionali e locali hanno la responsabilità di garantire il controllo delle acque destinate al consumo umano che devono far riferimento alle linee guida internazionali in materia di attività di monitoraggio. In un progetto nazionale, 43 pesticidi e loro metaboliti sono stati selezionati sulla base di dati di vendita, monitoraggio e caratteristiche fisico-chimiche, e successivamente ricercati in alcune delle principali aree ad elevata vocazione agricola suscettibili di possibile contaminazione. Dodici sostanze sono state ritrovate a livelli superiori al limite di 0,1 µg/L stabilito dall'Unione Europea (EU), fino ad un massimo di 0,62 µg/L (Direttiva Europea 98/83/EC). Numerosi campioni d'acqua sono risultati caratterizzati dalla simultanea presenza di diversi pesticidi e loro metaboliti, fino a 10 per campione. In alcuni casi la concentrazione totale di pesticidi è risultata superiore al limite definito dall'EU di 0,5 µg/L. Le triazine sono state determinate fino ad una concentrazione totale di 1,02 µg/L. In tutti i campioni analizzati la concentrazione dei pesticidi trovati era sempre inferiore ai valori guida definiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la qualità delle acque destinate al consumo umano. <![CDATA[<b>Multi-criteria approach for the environmental impact assessment of inland aquaculture</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300016&lng=en&nrm=iso&tlng=en Trout farming, that represents the most important sector for aquaculture inland production in Italy, can cause negative effects on aquatic ecosystems. Recently, in the framework of Water Frame Directive 2000/60/EC and national law DL 152/2006, concerning the sustainable uses of water resources, multi-criteria approaches have been suggested to evaluate the impact of fish farming on aquatic ecosystems. In this study trout farms of central Italy were selected to investigate the effects of their effluents, on receiving water bodies using a multi-criteria approach based on physicochemical parameters, microbiological and macrobenthonic indicators, detected in sampling stations located upstream/downstream the trout farm. Moreover, antibiotic susceptibility against antibiotics allowed and/or forbidden by current law (D.lgs 193/56/06) was tested on E. coli strains. The results indicate variations of chemical parameters and biological indicators from upstream to downstream sites in some of the investigated farms. Antibiotic resistance of E. coli strains suggested a large use of tetracycline and a possible past use of chloramphenicol. This study represents a first contribute to the knowledge of fish farm impacts on aquatic systems in Central Italy.<hr/>La troticoltura rappresenta il settore più importante per la produzione ittica in Italia ed è in grado di causare effetti negativi sugli ecosistemi acquatici. Recentemente, dopo l'emanazione della Direttiva Europea 2000/60/CE sulla tutela delle acque, e il suo recepimento a livello nazionale con il DL 152/2006 riguardante gli usi sostenibili delle risorse idriche, è stata consigliata l'adozione di un approccio multi-livello nella valutazione dell'impatto causato dagli impianti di acquacoltura. dieci troticolture dell'Italia centrale sono state selezionate per esaminare gli effetti dei loro scarichi sugli ecosistemi acquatici, utilizzando un approccio multi-livello. Sono stati analizzati parametri fisici, chimici, indicatori microbiologici e i macroinvertebrati bentonici in stazioni di campionamento situate a monte e a valle degli impianti. La resistenza a tre antibiotici consentiti ed ad uno proibito dall'attuale legge (DL 193/56/06) è stata testata su ceppi di E. coli. I risultati ottenuti mostrano cambiamenti dei parametri chimici e degli indicatori biologici e microbiologici nei siti a valle di alcuni impianti. La resistenza agli antibiotici in ceppi di E. coli ha mostrato un ampio uso delle tetracicline e un possibile uso passato del cloramfenicolo. In conclusione, questo studio rappresenta un primo contribuito alla conoscenza degli impatti sui sistemi acquatici causati dagli impianti di troticoltura dell' Italia centrale. <![CDATA[<b>Survey among agricultural workers about interpretation of plant protection product labels and safety data sheets</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300017&lng=en&nrm=iso&tlng=en The objective of this work was to examine the effectiveness of risk communication in agriculture through examination and interpretation of safety data sheets and product labels for agriculture products classified as hazardous. Labels and safety data sheets were shown to the users inviting them to report their own interpretation of hazard, risk and the need of preventive measures. One area sample was identified in a cluster of wine companies, chosen in a range of medium to large sizes throughout the country, where 100 subjects were interviewed by telephone or direct interview. Participants were surveyed through questions relating to demographic information, education and perception of risk.<hr/>Con questo lavoro il nostro obiettivo è stato quello di esaminare l'efficacia della comunicazione del rischio nei lavoratori agricoli attraverso l'esame e l'interpretazione di schede di sicurezza ed etichette dei prodotti per l'agricoltura classificati come pericolosi. Ipotetiche etichette e schede di sicurezza sono state mostrate agli utenti, invitandoli poi a riferire la propria interpretazione dei pericoli, dei rischi e delle necessità di misure preventive. Un settore campione è stato identificato in un cluster di aziende vitivinicole, scelte in una gamma di dimensioni mediograndi lungo tutto il paese, dove 100 soggetti sono stati intervistati (telefonicamente o tramite un'intervista frontale). I partecipanti sono stati intervistati attraverso domande relative ad informazioni demografiche, di istruzione e di percezione del rischio. <![CDATA[<b>Book reviews, notes and comments</b>]]> http://www.scielosp.org/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0021-25712010000300018&lng=en&nrm=iso&tlng=en The objective of this work was to examine the effectiveness of risk communication in agriculture through examination and interpretation of safety data sheets and product labels for agriculture products classified as hazardous. Labels and safety data sheets were shown to the users inviting them to report their own interpretation of hazard, risk and the need of preventive measures. One area sample was identified in a cluster of wine companies, chosen in a range of medium to large sizes throughout the country, where 100 subjects were interviewed by telephone or direct interview. Participants were surveyed through questions relating to demographic information, education and perception of risk.<hr/>Con questo lavoro il nostro obiettivo è stato quello di esaminare l'efficacia della comunicazione del rischio nei lavoratori agricoli attraverso l'esame e l'interpretazione di schede di sicurezza ed etichette dei prodotti per l'agricoltura classificati come pericolosi. Ipotetiche etichette e schede di sicurezza sono state mostrate agli utenti, invitandoli poi a riferire la propria interpretazione dei pericoli, dei rischi e delle necessità di misure preventive. Un settore campione è stato identificato in un cluster di aziende vitivinicole, scelte in una gamma di dimensioni mediograndi lungo tutto il paese, dove 100 soggetti sono stati intervistati (telefonicamente o tramite un'intervista frontale). I partecipanti sono stati intervistati attraverso domande relative ad informazioni demografiche, di istruzione e di percezione del rischio.